·La storia·

Avesa e la sua valle

Frazione di Verona dalla fine degli anni venti, prima era comune autonomo. Le caratteristiche vie del borgo, antiche strade pittoresche, conservano pressocchè intatti i valori architettonici e ambientali: Via Premuda (Vaio), Via Gazzo, Via Indentro, Via Camaldola. La chiesa parrocchiale di Avesa, dedicata a S. Martino di Tours, è in stile neoclassico. Il maestoso campanile (opera del Barbieri) fu iniziato nel 1827 e dotato di un concerto di ben nove campane. Dietro la chiesa sorge l'ex Monastero delle Agostiniane (1520) e a lato la quattrocentesca villa Rotari (ora Cartolari) dove trascorse l'infanzia il pittore e conte Pietro Rotari (1707-1762), le cui opere più famose (circa 300 ritratti di dame e personaggi della corte di Caterina II di Russia) si trovano nel museo del'Ermitage a San Pietroburgo. Il Camaldolino è una chiesetta romanico-gotica del XIII secolo, edificata dai monaci camaldolesi su un appezzamento, donazione della "Consortia degli Originari", avvenuta nel 1202. Edificata in origine in mattoni a vista e pietra tenera del luogo, subì in seguito non poche manomissioni. Di pianta rettangolare, conserva nel suo interno interessanti affreschi e tele ed un importante altare. E' detta "la chiesa dei matrimoni" perchè preferita per le cerimonie nuziali. Alla sua sinistra è possibile osservare un antico lavatoio lungo il corso del Lorì. La sorgente del Lorì è situata nella via omonima, nel centro abitato. Essa costituì un elemento di primaria importanza per l'economia locale dando vita all'agricoltura, all'attività molitoria, a quella laniera e, più recentemente, a quella delle "lavandare". Perfino il nome del sobborgo deriva da essa: Avesa da "aves", falda d'acqua. Il Lorì serpeggia nella vallata passando anche sotto le abitazioni. Nei tratti di Via Sorgente Lorì, Via Camaldola, Via Intentro e Via Campagnetta è possibile notare le acque del Lorì che scorrono ancora in un fossato delimitato da varie pietre squadrate per sorreggere sia le "brele", i mucchi di panni da sciacquare, sia la "piera" per insaponare e sbattere la biancheria. Brela e piera costituivano "l’asio" (agio) per poter lavare e sciacquare i panni nel Lorì dopo il trattamento nella "brenta della lissiara". Nella brela di legno le lavandare lavoravano inginocchiate per poter raggiungere l’acqua con le mani e le braccia. Una tettoia spiovente proteggeva dal sole e dalla pioggia. Nel sobborgo esistono ancora alcune lissiare, locali dove veniva bollita la biancheria, ed alcuni mulini superstiti.